vendredi 10 mars 2017
Convinzioni.
Le cose si imparano ad amare. Altre, invece, le amerai per tutta la vita nonostante l'impossibilità di viverle. Forse proprio questa connotazione le renderà eternamente affascinanti. Molto spesso è solo la nostra consolazione, altrimenti impazziremmo per la sua assenza.
samedi 4 février 2017
Respira
Lascia vibrare la tua anima.
Se ti chiede di lasciarla per un po' libera, fallo!
Non legarti continuamente con delle catene invisibili.
Appena puoi respira piano e lasciati inebriare dal fruscio del vento.
Pensa. Impara a riflettere un po' di più.
Esci di casa e passeggia con calma.
Abbassa il capo e medita.
Guardati intorno.
Non frustranti continuamente, vivi la giornata.
Torna a casa e sorridi.
Prendi un diario e annota le tue sensazioni.
Lascia vibrare la tua anima, la mente e il corpo.
Vivi!
❀
Se ti chiede di lasciarla per un po' libera, fallo!
Non legarti continuamente con delle catene invisibili.
Appena puoi respira piano e lasciati inebriare dal fruscio del vento.
Pensa. Impara a riflettere un po' di più.
Esci di casa e passeggia con calma.
Abbassa il capo e medita.
Guardati intorno.
Non frustranti continuamente, vivi la giornata.
Torna a casa e sorridi.
Prendi un diario e annota le tue sensazioni.
Lascia vibrare la tua anima, la mente e il corpo.
Vivi!
❀
samedi 21 janvier 2017
Infelix Dido
"Uritur infelix Dido totaque vagatur
urbe furens, qualis coniecta cerva sagitta,
quam procul incautam nemora inter Cresia fixit
pastor agens telis liquitque volatile ferrum
nescius: illa fuga silvas saltusque peragrat
Dictaeos, haeret lateri letalis harundo."
urbe furens, qualis coniecta cerva sagitta,
quam procul incautam nemora inter Cresia fixit
pastor agens telis liquitque volatile ferrum
nescius: illa fuga silvas saltusque peragrat
Dictaeos, haeret lateri letalis harundo."
Verg. Aen IV
Vv. 68-73
"Arde Didone infelice e vaga furiosa
per tutta la città, come una cerva trafitta da una freccia,
la quale, incauta, in mezzo ai boschi cretesi,
un pastore colpì da lontano, inseguendola con i dardi e le lasciò
il ferro alato, senza saperlo: ella nella fuga, attraversa i boschi e le balze dittèe,
ma la freccia letale le rimase infissa nel fianco. "
lundi 16 janvier 2017
"Il giovane favoloso"
Lettura letteraria del film
In seguito alla trasmissione de "Il giovane favoloso" mandato in onda su Rai 3, qualche giorno fa, colgo l'occasione per esprimere qualche piccola osservazione a riguardo. Non è la prima volta che vedo questo film, anzi proprio l'averlo rivisto, a distanza di tempo, mi permettere di criticarlo un po'. Ricordo ancora l'entusiasmo che mi spinse: era l'estate del 2014, precisamente metà Luglio. Un omaggio al più grande autore, forse, della letteratura italiana moderna. La mia ingenuità era seguita inoltre anche da un bel "malloppo" da 12 cfu per il mio primo esame di letteratura italiana all'università: programma monografico I Canti di Leopardi.
Ero così presa da questo autore, così innamorata della sua grandezza ed entusiasta. La mia mente provava ad immaginare quel mare dell'infinito mentre, oltre ad apprezzare gran parte della sua produzione, leggevo parti dello Zibaldone e saggi critici del maggiore studioso di Leopardi: Blasucci.
Alla base di tutto ciò, ricordo ancora le frasi del professore a lezione: "Il luogo comune vuole Leopardi pessimista. Aveva ben tanti motivi per denigrare il mondo che lo circondava. In verità era pieno di vita, desiderava vivere, andare oltre. La letteratura la viveva."
Infatti Leopardi andava davvero oltre, solo grazie alla sua mente. Importante per lui era la grandezza dell'immaginazione. Solo questa, esprimibile nella poesia, allontanava l'uomo dal tedio e dall'orrore della realtà. Per poter rimediare allo stato di insoddisfazione, che è perenne nell'uomo, si fa ricorso anche alle illusioni. Soddisfacendo piccoli piaceri l'uomo si illude della felicità. Questa non esiste perché succede un nuova nuova insoddisfazione che vuole essere placata. Nella poesia e nella grandezza degli antichi viveva la forza del nostro poeta. La realtà che ci circonda oscura l'immaginazione e i sogni che sono vivi nei fanciulli. Questi ultimi sono un po' come gli antichi, a cui bastava una semplice spiegazione mitologica per qualsiasi fenomeno, vivendo in un modo migliore.
Nella poesia di Leopardi non c'è follia, ma sensazioni vere, provate, come ne l'Infinito.
Due parole, anche un pò contrastanti, mi vengono in mente dopo aver visto questo film:
- gioia: per aver omaggiato un autore così grande;
- delusione.
Nonostante io apprezzi la volontà e la passione che avrà contraddistinto il regista, Mario Martore, e il nostro attore protagonista, Elio Germano, posso dire che, ancora una volta, il grande genio dell'infinito è dipinto secondo tesi di stampo scolastico: depresso e sfigato.
Credevo che la collaborazione con personaggi, tra cui studiosi, potesse portare a un qualcosa di più elevato, a sfatare magari proprio quel comune pensiero.
Mi sono sentita un po' offesa perché credevo in un qualcosa di speciale (scusate l'ingenuità dei miei vent'anni), non negando, ripeto, la volontà esposta nell'attore e nel regista. Non sono nessuno per criticare e martoriare l'operato altrui, la fatica e il denaro messo in gioco, però mi aspettavo qualcosa di più.
Cosa rimane da questo film? Come spiegare a chi non studia letteratura che tutto ciò non è propriamente vero? Nel pensiero Leopardiano c'è una grande filosofia, che non si può inscatolare così.
Ad esempio: far vedere che lui sorrideva a Teresa Fattorini significa ancora una volta portare avanti, nel pensiero della gente, l'idea che lui amasse quella donna. Leopardi non fissava a caso quella finestra e non rimase sconvolto dalla morte della ragazza così per caso. Il capitolo dedicato a questa donna si chiude così. Abbiamo dimenticato un pezzo importante della sua vita: abbiamo dimenticato la poesia A Silvia scritta a Pisa nel 1828. Firenze, città sicuramente importante, ma credo che lo fosse molto di più Pisa.
La produzione poetica Leopardiana, si divide in due parti, potremmo dire:
- le composizioni Recanatesi
- le composizioni Pisane
Proprio a Pisa ritrova la sua poesia. La sua felicità si espresse nel momento in cui lo comunicò alla cara sorella Paolina. Avrei preferito che molte scene venissero tagliate, e mi riferisco alla seconda parte del film, dedicata alla vita di Leopardi come poeta affermato e lontano dalla casa del padre Monaldo. Poco sviluppo circa quel passaggio verso la filosofia, verso quel poetare che dall'infinito si ripercuote per tutto il resto della produzione. Maggiore spazio magari alle pagine dello Zibaldone o in generale al pensiero, evitando così scene squallide come l'incontro con una prostituta nella zona malfamata di Napoli. Non voglio sicuramente negare quanta sofferenza ci fosse comunque nella vita di Leopardi ma ridurre il tutto ad una concatenazione di scene poco chiare o quasi conclusive le une dalle altre mi sembra povero. Si poteva spingere di più sulla grandezza del poeta. Far capire allo spettatore che oggi Leopardi non è morto invano anzi la sua tanto sfigata produzione è divenuta fra le più importanti della modernità.
Mettendo da parte queste contestazioni, vorrei aggiungere dell'altro. Credevo che un film non potesse durare più di novanta minuti. Certo che ci sono film che superano questo limite, ma credo che centoquarantacinque minuti sia un po' eccessivo. Tutto rispetto per Leopardi (che io amo) ma ad un certo punto il desiderio di spegnere era più forte.
Concludendo, il potere di un mezzo così espressivo come la cinepresa non ha portato a risultati elevati. Mi rendo conto anche della difficoltà che ci possa essere nel raccontare un grande autore, così complesso per giunta.
Mi reputo fortunata ad aver seguito quel corso all'università. So davvero come è Leopardi e posso dissentire dall'immagine prodotta. Semmai qualcuno volesse conoscere a fondo la figura di questo poeta, non consiglierò la visione di questo film. Potrebbe ingannarlo. Piuttosto confezionerei in una carta regalo I Canti con infisso sopra dedica e indirizzo di destinazione.
dimanche 15 janvier 2017
Je pense que ...
Dimanche, 15 Janvier 2017 11:07
Je pense que ...
- Anche se lo stress ti invade fino al collo, già il fatto che tu sia in salute, è gran cosa.
- Siamo tanto grandi quanto intelligenti per combattere ogni difficoltà.
- Non stiamo sempre a lamentarci di ogni cosa. "Carpe Diem" diceva Orazio: aveva proprio ragione.
- Anche se arriva il momento in cui i tuoi nervi sembrano scoppiare, ci sarà sempre qualcosa che ti farà ancora una volta sperare.
- Dicono che la forza per combattere sta nella misura in cui tu credi in un obbiettivo.
- Quando non hai più le forze, cerca altri piccoli motivi oppure vai avanti solo per il senso del dovere.
- Non stare sempre a rimproverarti, a criticarti, a flagellarti: cambia lo stato delle cose? Ti abbatti solamente.
I momenti "noire" non terminano con uno schiocco di dita. Bisogna di munirsi di salvagente per rimanere a galla.
Io ringrazio:
- la mia amica
- i miei libri di letteratura
- la mia otite.
Fermarsi (volontariamente o obbligatoriamente) ti fa capire.
Io ho capito che ho le forze per correre.
❉ Voglio condividere con voi questo mio prossimo passo:
acquistare il mio primo dizionario di francese "il Boch".
Sono così emozionata.
Ne avevo già uno ma finalmente ne avrò uno formato grande fra le mani. ☘
⇒ forse un giorno spiegherò.
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